Sopravvivere come genitori

Dedicato ai genitori: eroi infinitamente coraggiosi.

Non conta tanto ciò che l’uomo è, ma piuttosto quello che ha in mente di fare di se stesso.

Per fare il balzo deve fare qualcosa di più che scoprirsi:

deve rischiare una buona percentuale di confusione.

G. A. Kelly

 

Un po’ come il big bang, diventare genitori è un “grande scoppio” e una grande rivoluzione.

Non solo perché dal nulla o meglio da un’esplosione ormonale, prende vita un universo di cellule che poi diventa un universo di azioni, opere e missioni (da gestire), ma soprattutto perché, come nella creazione, nella procreazione il caos è un elemento essenziale e imprescindibile che offusca ciò che si è, che si è stati e che s’immagina di essere.

Se in principio infatti, eravate delle persone, con un’identità più o meno stabile, delle relazioni sociali, un lavoro, degli hobby, una casa, un cane, dei week end, delle esigenze e dei diritti, dopo la grande esplosione, si diventa per sempre dei genitori.

Quindi come sopravvivere al trambusto?

Il lavoro consiste nel riorganizzasi, e non parlo solo di aspetti pratici e contingenti ma di piani più complessi, quelli che trasformano una persona in una persona-genitore.

Procediamo con ordine nell’esplorare questa confusione:

Dal punto di vista corporeo, scoprirete doti che pensavate fossero prerogativa dei super eroi: energie riemerse da luoghi reconditi, muscoli del corpo sconosciuti che vi permetteranno evoluzioni da giocolieri, la capacità di risvegli frequenti in modalità on-off, o meglio off-on, off-on, off-on. Insomma il vostro fisico seppur messo a dura prova non mancherà di farvi sentire speciali.

Anche la vita sociale subirà un riaggiustamento: farete conoscenza di ambiti e persone che se non fosse per vostro figlio probabilmente non avreste mai considerato; perderete di vista, forse, ambiti e persone che avete frequentemente considerato.

La selezione, basata su contingenze e fattori pratici, contribuirà ad aiutarvi ad esplorare questo nuovo ruolo sociale facendovi apprezzare tutta la sua complessità: dai rimproveri dei veterani o professionisti del settore, allo sguardo orgoglioso di vostro figlio che parla di voi ai suoi amici e guadagnerete l’epiteto di: “il papà di/la mamma di”, in aggiunta a nome, cognome, categoria professionale, appartenenza sociale ecc.

Altro aspetto da non sottovalutare, strettamente collegato ai precedenti è quello psicologico.

Di quest’ambito, sono caratterizzanti il senso di colpa, l’ansia e la paura (relativi alla propria prole s’intende).

Il #senso di colpa è tipico, peculiare e chiara avvisaglia di aver fatto proprio il ruolo genitoriale. La colpa, infatti, segnala che stiamo facendo cose discordanti da quelle che pensiamo di essere -nello specifico un buon genitore-. Ad esempio: se si pensa che un genitore debba mantenere le promesse, nel momento in cui saranno infrante, il senso di colpa comparirà a ricordare che ci si è allontanati dal proprio ruolo genitoriale. Ma nulla di grave, non è una questione né morale, né fisiologica, dipende soltanto da come noi interpretiamo questo ruolo. Per mettere a posto la coscienza, basterà convincersi che un genitore è colui che fa del suo meglio per rendere felice il figlio, ma è anche colui che prepara ad affrontare la vita, anche le delusioni.

Parliamo ora dell’ansia e della paura, sensazioni imprescindibili quando ci si affaccia in una nuova avventura. E’ importante dire che tenere tutto sotto controllo, porre regole ferree, trovare strategie che rendono l’altro “vittima” delle nostre manie di precisione, è sicuramente utile, non tanto a far funzionare le cose come si vorrebbe (purtroppo è impossibile gestire il destino) quanto a voi, per provare a sopravvivere all’incertezza dell’esistenza. L’unico antidoto all’ignoto è aver voglia di esplorare, scoprire e conoscere il seguito.

Infine, vorrei sollecitare un pensiero riguardo il tempo. Il trascorrere del tempo, dal big bang e come nel big bang subisce un’accelerata. I cambiamenti, le situazioni, i fenomeni che vi riguardano acquisiscono una velocità straordinaria tanto da provare nostalgia per i momenti di noia. Da genitori il tempo non basta mai, ma è anche vero che (più facilmente, da genitori) si può sperimentarne un’intensità diversa: quella del qui ed ora in cui trasportano i bambini, che fa dimenticare tutto ciò che non è presente.

Come fare dunque a sopravvivere a tutti questi cambiamenti?

1: Ricordatevi che non siete solo genitori, ma in primis persone con bisogni e limiti umani. Se i vostri figli non sono disposti ad accettare questa triste verità, fatevi dare una mano (il “meglio soli che mal accompagnati” in questo caso non funziona).

2: Ricordatevi che non siete solo genitori, ma siete anche genitori e altri mondi a dimensione di adulto sono assolutamente da frequentare (soprattutto in adolescenza e verso i tre anni quando tutto è “no!”; anche il vostro capo vi darà più soddisfazioni).

3: Ricordatevi che non siete solo genitori ma nemmeno supereroi e sbagliare è umano; l’unica colpa che potreste avere è di non riconoscere la vostra impotenza davanti alla tenacia “nemica”. E poi qualche errorino mette forse in discussione il fatto che vostro figlio si senta amato? Che si senta “visto” come persona nei suoi bisogni e capacità? Che ne accettiate sinceramente i limiti?

A questo proposito, se c’è una certezza in questo universo di cambiamenti, è che i vostri figli vi accettano “sinceramente”, che vi guardano come eroi, che vi amano incondizionatamente.

Per loro siete il sole.

E voi, siete disposti ad esplorare i pianeti?

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