Angoscia e depressione: alla ricerca dell’equilibrio perduto

E se ci trovassimo noi al posto di quell’uomo?


Spesso nella vita ci si trova a fare i conti con degli eventi inaspettati che mettono in discussione le nostre certezze. Sono momenti in cui ci si sente appesi ad un filo, in cui ogni passo è vissuto come potenzialmente “falso”, in cui le opzioni che si intravedono sono due: muoversi alla cieca; fermarsi fino a momenti migliori.
Evidentemente entrambe le direzioni non sono incoraggianti.
 Nel primo caso, il rischio è una caduta a corpo libero che può mettere in discussione addirittura la propria integrità fisica. La persona sceglie di intraprendere un’esperienza in cui non ha nessuna garanzia di riuscita, anzi di cui il fallimento è quasi assicurato.

Sperimentare angoscia in questo caso è quasi scontato.
Nel secondo caso invece, proprio per evitare di lanciarsi nel vuoto senza paracadute, il nostro “equilibrista” si ferma e aspetta (ma non serenamente). Attende segnali positivi dall’esterno, chiude gli occhi per non vedere il caos che lo circonda, aspetta un passante a cui aggrapparsi e da cui farsi sorreggere. Può esser che a lungo andare l’attesa porti a sconforto e ad un senso di incapacità di affrontare gli eventi e da qui la convinzione che “chiudersi” nel proprio “nido” sia meglio che affacciarsi al mondo.
Quando si  parla di “depressione” si intendono infatti una serie di sintomi, “segnali” (tristezza, apatia, senso di solitudine ecc.) che ricordano la volontà o la percezione di non riuscire ad “aprire la porta di casa” e di prendere parte al mondo.
E quindi, che fare?
 Cosa succederebbe all’equilibrista se qualcuno lo aiutasse a dipanare le nuvole e a vedere che l’altezza non è quella che credeva? Cambierebbe qualcosa se invece che qualche filo, l’equilibrista vedesse delle strade ben solide? O se tra le tante diramazioni possibili ce ne fosse solo una, per lui, interessante?
Fuor di metafora, il percorso psicoterapeutico ha la finalità di aiutare “l’equilibrista”, ovvero la persona che si sente smarrita, che non crede nelle proprie potenzialità di affrontare gli eventi o che sente che la sua vita è appesa ad un equilibrio precario, a ritrovare la propria strada e con essa la forza per intraprenderla e gioire delle proprie scoperte.